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LA DIFFICILE ARTE

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Un’immagine scherzosa trovata in rete, che vede l’artista Salvador Dali in una movenza di PenTjak Silat, mi rammenta l’importanza della parola “Arte” in ciò che pratico.

Si nomina Arte Marziale una qualsiasi disciplina atta a combattere, ma cosa ci potrebbe mai essere di artistico nell’apprendimento a colpire e far del male?

Ho sempre creduto che il vero significato sia riferito all’Arte come abilità, magari come un artigiano, se non quella di un celebre Artista, come un pittore o scultore.

L’Arte Marziale che pratico, nella sua forma più alta, ha una componente creativa molto spiccata, che se in parte innata, in maggior parte si acquista attraverso anni di pratica assidua.

I concetti sono i punti fermi su cui si basa il Sistema di combattimento, ma su di essi ci si esprime liberi da qualsiasi schema sequenziale, aprendo la mente alla comprensione totale del combattimento e allo sviluppo della creatività personale.

Un Insegnante può solo condurre e assistere uno studente nel trovare la sua personale interpretazione, ma che non si discosterà mai dall’essere la soluzione più semplice, immediata e risolutiva possibile nel combattimento.

Perché è la propria Interpretazione lo stadio finale della vera Arte. Come fossi un pittore, appresa la tecnica pittorica correttamente, dopo aver provato e riprovato, imparato a sentire la realtà dentro di me, finalmente posso prendere una tela bianca e creare. Il risultato potrà essere anche qualcosa di completamente diverso da tutto ciò che ho fatto finora, ma sicuramente rappresenta i moti più liberi del mio animo, sarà l’espressione sincera della mia personalità, del mio spirito ispirato.

Uno delle più grandi Meraviglie della vita è questa, quella di essere gli Artisti, ma allo stesso tempo vedere il proprio corpo che si trasforma, la mente che diviene più determinata e attenta, come Essere l’Opera d’Arte stessa che si sta creando, per questo ne diviene la più alta forma di un Arte Marziale.

E della sua ombra, la Vita.

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