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Essere Arte Marziale  o Sport da combattimento, questo è il dilemma…

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Prima d’incamminarmi sulla via del Pukulan, Arte Marziale pragmatica rivolta per la più diretta “Self-Defense”, per lungo tempo ho avuto l’occasione di praticare la competizione sportiva, sia prevalentemente di lotta (Judo, Submission), che di Sport da combattimento (Muay Thai, Pugilato, Kickboxing, Sanda). Molti sono, quelli che considerano i due differenti approcci, due facciate della stessa medaglia.
Ma andiamo con ordine, nella competizione sportiva, si ha un’etichetta (regole), una tenuta specifica, un rispetto, una pratica in un luogo adatto (tatami, etc), in un luogo e un momento ben specifico. I combattenti si misurano senza troppo pericolo (teoricamente), e con un certo fair-play.

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Nell’Arte Marziale che pratico tuttora, è tutto l’inverso. Ci si può allenare in abiti civili, sia a mani nude che con armi, in tutti i luoghi e circostanze. E di fair-play non ce n’è traccia…

La competizione sportiva “può essere”, secondo me, un ottimo passaggio di testimone ad una pratica “più reale”, per diverse ragioni.

 

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Principalmente perché la preparazione per una competizione sportiva che implica lo sviluppo di qualità fisiche (forza, velocità, resistenza, potenza) che se si uniscono al miglioramento di nozioni essenziali, quali ad esempio il Timing, una certa Attitudine e mentalità che si esercita in una Disciplina Marziale SERIA, può fare la differenza in molte occasioni.

 

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La pratica di uno sport da combattimento permette di allenare corpo, equilibrio e riflessi utili in caso d’aggressione, permettendo di lavorare sulla gestione dello stress, in un certo modo, prendendo confidenza con se stessi.

 

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Quindi oserei dire che per una situazione di “pura Difesa Personale”, la pratica di uno sport da combattimento può essere uno strumento utile tra tanti, ma non necessariamente la finalità dello scopo.294172_2356822127437_1870899150_n

Perché in controparte, uno sport da combattimento non può essere paragonato ad un’aggressione reale, a causa dei più svariati tipi d’attacco a cui si può andare incontro, dove non si conosce né luogo, né momento preciso, tanto meno la presenza di terze parti che intervengono a nostro sfavore, o ancora peggio, l’utilizzo di un arma contro di noi. Tutte cose che purtroppo nel vincolo di rispetto di un regolamento sportivo, rendono lontane dal “pensiero” e dall’allenamento primario di un atleta. Una pratica di combattimento troppo restrittiva non permette di valutare tutti gli aspetti di un’aggressione reale, poiché limiti sul quadrato (ring o tatami) “limitano” l’espressione più ampia del proprio Essere in combattimento, cosa alquanto controproducente in una situazione reale di Self-Defense. Fu così che l’Arte Marziale cessò d’essere tale quando diventò uno sport da combattimento, diventando un’altra cosa…

 

 

Ma come ex-atleta, riconosco che vi sono alcune peculiarità utili in ENTRAMBE, che possono essere individuate ANCHE in uno Sport da combattimento, prese e lavorate di fino in un’Arte Marziale seria rivolta al combattimento reale:

  • Anticipare l’attacco colpendo allo stesso tempo
  • Caricare meno possibile i propri colpi
  • Colpire a ripetizione, fino alla fine
  • Cercare la logica consequenzialità di ogni movimento
  • Colpire con precisione sulle zone sensibili e vitali
  • Tecniche più semplici saranno tecniche più efficaci

 

Conoscere i limiti e capacità dell’uno e sviluppandoli nell’altro, potrebbe avere dei risvolti interessanti 😉

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